In questi giorni la casa è
un ospizio. F. ha la malaria, E. l’ha avuta fino a tre giorni fa ma ha ancora un
raffreddore da spavento e M. si trascina per la cucina con l’aria perennemente
stanca. Ho passato il finesettimana con G. ed è stata un’avventura.
Venerdì sera l’ho raggiunta
in un locale in cui pian piano sono arrivati tutti gli altri. Il posto é uno
stanzone illuminato da luci blu, con palme finte al posto di colonne e
manichini a mezzo busto sparsi per la sala. Sembra di partecipare a uno
showroom di Tezenis. Ci sono anche i completini intimi, ma purtroppo sono solo
dipinti. Solo duemila FCFA per due caipirinhe gelide. Resto un po’ dubbiosa sui
probabili danni che quel ghiaccio creerà al mio corpo, ma le gocce di sudore
sulla mia faccia e su quella del barista mi invitano a rimandare questo
pensiero al giorno dopo e seguendo il consiglio del buon Lucio (lo scopriremo
solo vivendo) caccio via la paura e mando giù una bella sorsata.
Ballo canzoni che non
sentivo da anni, il deejay ha idee confuse e alterna la salsa, i Los Locos e
Bob Marley, vengono riesumati i Buraka Som Sistema con la loro Wegue Wegue che
mi riporta direttamente a tre anni e mezzo fa quando a Lisbona era ormai
diventata un tormentone. Diamo ragione a Fabri Fibra
quando dice che l’italiano balla male? Non ne sono convinta, ma è sicuro che A.
ci ha dato una bella dimostrazione di come usa il corpo una guineense, e io non penso di essere in
grado di muovermi allo stesso modo.
Mi risveglio assetata e
dolorante alle ottomenounquarto. Non serve a niente bendarmi gli occhi col
lenzuolo. Sono ormai abituata ad alzarmi presto e anche il finesettimana
diventa quindi una tragedia.
Dopo un sabato passato metà
al Centro Culturale Francese e metà agonizzante sul divano si decide di andare
la domenica a Quinhámel dal libanese, sul fiume, a mangiare ostriche, fare il
bagno e prendere il sole. La strada è scorrevole e ci sono poche macchine. Appena
arrivate scopriamo che io e G. siamo le uniche clienti del giorno; tutto un po’
strano per essere domenica. Sulla riva del fiume sono appostati alcuni agenti
della Guardia Nacional e le poche persone che stanno lavorando al bar ci
guardano stupite. Una signora italiana che abita lì in un bungalow ci chiarisce
la situazione. Stanotte c’è stata una sparatoria nella Base Aérea di Bissalanca
e sono morte sei persone, tutte le strade sono state bloccate per un po’ e sono
in corso dei sopralluoghi per cercare dei ribelli. In questi casi è meglio non
uscire di casa, o almeno non andare proprio a Quinhámel considerando il fatto
che Bissalanca è a due passi da qui sulla strada che abbiamo percorso con molta
nonchalance tra due chiacchiere, due risate e le varie buche che G. non riesce
proprio ad evitare. Mi si gela il sangue. Qui tutti hanno già vissuto il colpo
di stato di Aprile e sono un po’ più preparati; per me è la prima volta che
entro in contatto con i disordini di questo paese: mi sento una novellina che
non sa cosa aspettarsi e la prima reazione è paura.
Ci guardiamo tra un’ostrica
e l’altra e ridiamo nervosamente pensando a quanto possiamo sembrare ridicole: nel
posto sbagliato al momento sbagliato ci siamo solo noi due, due italiane bianche
che proprio oggi non potevano rinunciare alla loro gita sul fiume. M. mi chiama
e mi dice di non tornare troppo tardi. Il pericolo, oltre a quello di incappare
in una poco probabile ma sempre possibile sparatoria, è quello di non riuscire
a tornare a Bissau per via del blocco stradale. Distendiamo un po’ i nervi con
un tuffo in piscina e un gelato al cioccolato; c’é talmente tanta pace attorno che
è davvero difficile sentirsi in pericolo. Il viaggio di ritorno lo facciamo in
tandem con il libanese e la sua famiglia. Un uomo in uniforme mimetica ci
ferma, sale sul cassone del pick-up e ci ordina di proseguire sulla strada. Nei miei occhi il panico assoluto. Siedo sul sedile destro rigida come un burattino di legno. Quando capiamo le sue intenzioni G. lo fa
scendere spiegando che da contratto ha il divieto di trasportare persone de buleia. Dopo chilometri in silenzio siamo
finalmente a Bissau. Non so quali siano state le dinamiche di stanotte, non so
chi fosse quell’uomo, se fosse realmente un militare, né cosa sarebbe successo
se l’avessimo accompagnato fino alla sua destinazione. So solo che oggi il mio battito era più veloce del solito e che ora sono contenta sia andato tutto bene.
Per chi fosse interessato:
Mi son preoccupata Cri.
RispondiEliminaAinda bem che stai bene.
Un luso-bacio.
Giulia
Giuliona stai tranquilla.....
RispondiEliminaé stato solo perché erano sei mesi che non succedeva nulla....sono arrivata io e a quanto pare la situazione si sta scaldando...speriamo in bene!
Un beijinho linda***
Ti leggo e ti penso tanto.
RispondiEliminaun bacio
Gaia
Io non vedo l'ora che rinizi a scrivere sul tuo blog le tue avventure brasileire...
RispondiEliminaUn bacio