martedì 23 ottobre 2012

Lezioni di Kriol - Parte I


ISTRUZIONI PER L’USO:
pronunciare le frasi seguenti con il labbro superiore sollevato, in modo sguaiato e sbiascicando le parole.

Bon dia, kuma ki bu sta? No sta ben, obrigadu.
Buongiorno, come stai? Noi stiamo bene grazie.

Kuma ku (ki+bu) mansi? N’mansi diritu.
Come ti sei svegliato? Mi sono svegliato bene.

Kuma di kurpu? Kurpu sta diritu.
Come va la salute? La salute va bene.

Abós, nunde ki bo mora nel?
Dove abitate?

Nunde ku na bai? 
Dove vai? 
(mentre si porge questa domanda si fanno roteare le mani fino a mostrare i palmi al nostro interlocutore; il tutto con poca delicatezza, mi raccomando!)

N’ka sibi.  
Non lo so.

Nde ke e na bai? 
Dove stanno andando?

Nde ki bu dibi di bai?  
Dove devi andare? 
Bu dibiba di bai o Bu dibi di bai.  
Dovevi andare.  
(pronunciate queste ultime tre frasi, che sembrano più che altro le formule magiche della Fata Madrina di Cenerentola, aumentando la velocità di volta in volta. Vince chi riesce a non sbagliare e soprattutto a non ridere)

Kuma ki nomi di bu pape? Si nomi i Djon.
Come si chiama tuo padre? Si chiama Giovanni.

No misti cuatru kamati.
Vogliamo quattro pomodori.

N’mistil! 
Lo voglio!


- FRASE DEL GIORNO:
Tcuba na tcubi!  =  Sta per piovere!

- PAROLA DEL GIORNO:
Pekadur = Persona. 
(Che questo spostamento di significato della parola di derivazione portoghese abbia un’origine religiosa è molto probabile. È comunque davvero curioso, per me che sono europea e che associo un altro significato al suono della parola peccatore, sentir parlare di ogni persona in questo modo: si ha come l’idea di una sorte condivisa a cui non si sfugge e di un senso di umiltà che noi occidentali abbiamo forse un pó perso dietro al nostro delirio di onnipotenza)

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