giovedì 18 ottobre 2012

Bissau 091012


WANTED
Oggi ho dedicato la mattinata al mio cartão di residenza. E sono andata a fare le foto dai cinesi. Incredibile! Non pensavo fossero arrivati fin qua… C’era un anziano signore cinese vestito con abiti africani fatti di stoffa africana che parlava kriol, e africani vestiti da europei che lavoravano per conto dei cinesi.
A quanto mi ha detto M. hanno anche preso l’appalto per la ricostruzione del palazzo presidenziale distrutto durante la guerra civile del 1998-1999 e sicuramente si stanno adoperando per ricostruire mezza città. Non so cosa pensare. In fondo qualcuno dovrà pure impegnarsi per evitare che cada tutto a pezzi e qui nessuno ha abbastanza soldi da immolarsi a salvatore dell’urbanistica guineense.
Dal cinese si paga in anticipo: millecinquecento FCFA per otto fototessere. Sulle pareti sono appese foto di bambini e adulti in posa talmente opache e impolverate che probabilmente sono vent’anni che nessuno le muove da li. Mi fanno entrare in una stanzina senza finestra, un tipo mi fa togliere la tracolla e dopo aver scattato una foto mi chiede: - Qual tipo de documento tem que fazer?O cartão de residência. E con una smorfia di disappunto mi obbliga a indossare una camicia a righe che fa molto gangster anni settanta e che chissà quanta gente ha indossato prima di me.
Passo poi al consolato italiano per chiarire se col visto che ho sul passaporto ho già la possibilità di muovermi fuori e dentro il paese. L’appartamento è pulito, il divano è comodo e la perfezione con cui è arredato e curato stona con la fatiscenza della palazzina rosa.L’aria condizionata é prima una sorpresa, poi un piacere, poi un vago ricordo appena entro in contatto con l’aria stantia che respiro dieci minuti dopo nell’ufficio di F. e diventa poi il tema dei miei pensieri di tutto il pomeriggio. Ma chi l’ha inventata? E per chi l’ha inventata? Perché non tutti la possono avere? Ma è davvero indispensabile? Allora è un segno di potere anche questo? Non sono arrivata a nessuna conclusione in particolare ma quel che è certo è che l’aria condizionata rimane sempre e comunque un privilegio di pochi.
L’ufficio dove rilasciano la carta di residenza è stracolmo di gente, musulmani in maggioranza. Mi accoglie un’impiegata corpulenta, molto gentile, che mi consegna le pratiche e mi spedisce a registrare le impronte digitali dal suo collega che, senza parlare, mi afferra un dito alla volta e me lo spreme su un inchiostro umidiccio che ormai non tinge più. L’urgenza del cartão mi costa settemilacinquecento FCFA in più, ma vale la pena per un weekend in Senegal senza problemi amministrativi. La stanza è minuscola, ci sono dentro dieci persone che respirano in un caldo malato. L’impiegata sussurra per non farsi sentire anche se tutti stanno comunque ascoltando la nostra trattativa. Io non capisco nulla e urlo invece che abbassare la voce. La strada fuori è un viavai di persone. Salgo sulla moto, la puzza di marmitta mi sale al cervello e me ne torno a casa ridendo mentre penso alla scena precedente e all’occhiolino della sinhora che promette di chiamarmi presto per consegnarmi il cartão.

2 commenti:

  1. Il braccino mette il timbrino, il braccino mette il timbrino, dove lo metto questo timbrino? ;-)

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  2. auahuahauhauh....giusto per farti riconoscere...

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