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A quanto mi ha detto M.
hanno anche preso l’appalto per la ricostruzione del palazzo presidenziale
distrutto durante la guerra civile del 1998-1999 e sicuramente si stanno
adoperando per ricostruire mezza città. Non so cosa pensare. In fondo qualcuno
dovrà pure impegnarsi per evitare che cada tutto a pezzi e qui nessuno ha
abbastanza soldi da immolarsi a salvatore dell’urbanistica guineense.
Dal cinese si paga in
anticipo: millecinquecento FCFA per otto fototessere. Sulle pareti sono appese
foto di bambini e adulti in posa talmente opache e impolverate che
probabilmente sono vent’anni che nessuno le muove da li. Mi fanno entrare in
una stanzina senza finestra, un tipo mi fa togliere la tracolla e dopo aver
scattato una foto mi chiede: - Qual tipo
de documento tem que fazer? – O
cartão de residência. E con una smorfia di disappunto mi obbliga a
indossare una camicia a righe che fa molto gangster anni settanta e che chissà
quanta gente ha indossato prima di me.
Passo poi al consolato
italiano per chiarire se col visto che ho sul passaporto ho già la possibilità
di muovermi fuori e dentro il paese. L’appartamento è pulito, il divano è
comodo e la perfezione con cui è arredato e curato stona con la fatiscenza della
palazzina rosa.L’aria condizionata é prima
una sorpresa, poi un piacere, poi un vago ricordo appena entro in contatto con
l’aria stantia che respiro dieci minuti dopo nell’ufficio di F. e diventa poi
il tema dei miei pensieri di tutto il pomeriggio. Ma chi l’ha inventata? E per chi l’ha inventata? Perché non tutti la
possono avere? Ma è davvero indispensabile? Allora è un segno di potere anche
questo? Non sono arrivata a nessuna conclusione in particolare ma quel che
è certo è che l’aria condizionata rimane sempre e comunque un privilegio di
pochi.
L’ufficio dove rilasciano
la carta di residenza è stracolmo di gente, musulmani in maggioranza. Mi
accoglie un’impiegata corpulenta, molto gentile, che mi consegna le pratiche e
mi spedisce a registrare le impronte digitali dal suo collega che, senza
parlare, mi afferra un dito alla volta e me lo spreme su un inchiostro
umidiccio che ormai non tinge più. L’urgenza del cartão mi costa settemilacinquecento FCFA in più, ma vale la pena
per un weekend in Senegal senza problemi amministrativi. La stanza è minuscola,
ci sono dentro dieci persone che respirano in un caldo malato. L’impiegata
sussurra per non farsi sentire anche se tutti stanno comunque ascoltando la
nostra trattativa. Io non capisco nulla e urlo invece che abbassare la voce. La
strada fuori è un viavai di persone. Salgo sulla moto, la puzza di marmitta mi
sale al cervello e me ne torno a casa ridendo mentre penso alla scena
precedente e all’occhiolino della sinhora
che promette di chiamarmi presto per consegnarmi il cartão.
Il braccino mette il timbrino, il braccino mette il timbrino, dove lo metto questo timbrino? ;-)
RispondiEliminaauahuahauhauh....giusto per farti riconoscere...
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