lunedì 22 ottobre 2012

Due impavide


In questi giorni la casa è un ospizio. F. ha la malaria, E. l’ha avuta fino a tre giorni fa ma ha ancora un raffreddore da spavento e M. si trascina per la cucina con l’aria perennemente stanca. Ho passato il finesettimana con G. ed è stata un’avventura.
Venerdì sera l’ho raggiunta in un locale in cui pian piano sono arrivati tutti gli altri. Il posto é uno stanzone illuminato da luci blu, con palme finte al posto di colonne e manichini a mezzo busto sparsi per la sala. Sembra di partecipare a uno showroom di Tezenis. Ci sono anche i completini intimi, ma purtroppo sono solo dipinti. Solo duemila FCFA per due caipirinhe gelide. Resto un po’ dubbiosa sui probabili danni che quel ghiaccio creerà al mio corpo, ma le gocce di sudore sulla mia faccia e su quella del barista mi invitano a rimandare questo pensiero al giorno dopo e seguendo il consiglio del buon Lucio (lo scopriremo solo vivendo) caccio via la paura e mando giù una bella sorsata.
Ballo canzoni che non sentivo da anni, il deejay ha idee confuse e alterna la salsa, i Los Locos e Bob Marley, vengono riesumati i Buraka Som Sistema con la loro Wegue Wegue che mi riporta direttamente a tre anni e mezzo fa quando a Lisbona era ormai diventata un tormentone. Diamo ragione a Fabri Fibra quando dice che l’italiano balla male? Non ne sono convinta, ma è sicuro che A. ci ha dato una bella dimostrazione di come usa il corpo una guineense, e io non penso di essere in grado di muovermi allo stesso modo.
Mi risveglio assetata e dolorante alle ottomenounquarto. Non serve a niente bendarmi gli occhi col lenzuolo. Sono ormai abituata ad alzarmi presto e anche il finesettimana diventa quindi una tragedia.
Dopo un sabato passato metà al Centro Culturale Francese e metà agonizzante sul divano si decide di andare la domenica a Quinhámel dal libanese, sul fiume, a mangiare ostriche, fare il bagno e prendere il sole. La strada è scorrevole e ci sono poche macchine. Appena arrivate scopriamo che io e G. siamo le uniche clienti del giorno; tutto un po’ strano per essere domenica. Sulla riva del fiume sono appostati alcuni agenti della Guardia Nacional e le poche persone che stanno lavorando al bar ci guardano stupite. Una signora italiana che abita lì in un bungalow ci chiarisce la situazione. Stanotte c’è stata una sparatoria nella Base Aérea di Bissalanca e sono morte sei persone, tutte le strade sono state bloccate per un po’ e sono in corso dei sopralluoghi per cercare dei ribelli. In questi casi è meglio non uscire di casa, o almeno non andare proprio a Quinhámel considerando il fatto che Bissalanca è a due passi da qui sulla strada che abbiamo percorso con molta nonchalance tra due chiacchiere, due risate e le varie buche che G. non riesce proprio ad evitare. Mi si gela il sangue. Qui tutti hanno già vissuto il colpo di stato di Aprile e sono un po’ più preparati; per me è la prima volta che entro in contatto con i disordini di questo paese: mi sento una novellina che non sa cosa aspettarsi e la prima reazione è paura.
Ci guardiamo tra un’ostrica e l’altra e ridiamo nervosamente pensando a quanto possiamo sembrare ridicole: nel posto sbagliato al momento sbagliato ci siamo solo noi due, due italiane bianche che proprio oggi non potevano rinunciare alla loro gita sul fiume. M. mi chiama e mi dice di non tornare troppo tardi. Il pericolo, oltre a quello di incappare in una poco probabile ma sempre possibile sparatoria, è quello di non riuscire a tornare a Bissau per via del blocco stradale. Distendiamo un po’ i nervi con un tuffo in piscina e un gelato al cioccolato; c’é talmente tanta pace attorno che è davvero difficile sentirsi in pericolo. Il viaggio di ritorno lo facciamo in tandem con il libanese e la sua famiglia. Un uomo in uniforme mimetica ci ferma, sale sul cassone del pick-up e ci ordina di proseguire sulla strada. Nei miei occhi il panico assoluto. Siedo sul sedile destro rigida come un burattino di legno. Quando capiamo le sue intenzioni G. lo fa scendere spiegando che da contratto ha il divieto di trasportare persone de buleia. Dopo chilometri in silenzio siamo finalmente a Bissau. Non so quali siano state le dinamiche di stanotte, non so chi fosse quell’uomo, se fosse realmente un militare, né cosa sarebbe successo se l’avessimo accompagnato fino alla sua destinazione. So solo che oggi il mio battito era più veloce del solito e che ora sono contenta sia andato tutto bene.

Per chi fosse interessato:

4 commenti:

  1. Mi son preoccupata Cri.
    Ainda bem che stai bene.
    Un luso-bacio.

    Giulia

    RispondiElimina
  2. Giuliona stai tranquilla.....
    é stato solo perché erano sei mesi che non succedeva nulla....sono arrivata io e a quanto pare la situazione si sta scaldando...speriamo in bene!
    Un beijinho linda***

    RispondiElimina
  3. Ti leggo e ti penso tanto.
    un bacio
    Gaia

    RispondiElimina
  4. Io non vedo l'ora che rinizi a scrivere sul tuo blog le tue avventure brasileire...
    Un bacio

    RispondiElimina