Per muoversi in Italia con
il taxi bisogna pagare almeno seieuroecinquantacentesimi. Sei euro li paghi
solo per il fatto di esserti appoggiato sul sedile e aver inquinato l’abitacolo
con la tua presenza. Il resto vale la corsa. In Portogallo sono invece due
euro. Dueeuroecinquanta se viaggi di notte, ma anche se devi attraversare tutta
la città di Lisbona riempiendo dei tuoi succhi gastrici la portiera del
passeggero, non arrivi a spendere più di setteeuroecinquanta compresi di
mancia. Qui a Bissau il prezzo di una corsa è di duecentocinquanta franchi.
Trecentocinquanta trattabili se la destinazione è fuori mano. Prezzo indefinito
se le persone da trasportare nello stesso luogo sono più di una.
Il motivo di un costo così
limitato non è dovuto solo alle condizioni precarie in cui versano queste scatole
di latta dipinte di azzurro che il più delle volte vedi ammassate ai bordi se
non in mezzo alla strada con tre persone infilate dentro il cofano che cercano
di capire lentamente quale sia il problema. E non è legato neanche al costo del
carburante che, paradossalmente, è solo leggermente più basso di quello che c’è
in Italia. La spiegazione sta nel fatto che il taxi qui non è un trasporto di
lusso ma é realmente un mezzo pubblico e come tale ha le sue fermate, con le
discese e le salite di più passeggeri. E’ così che per andare al mercato di
Bandim facciamo il viaggio insieme ad A., pescatore guineense che parla un perfetto italiano dopo aver vissuto per anni
a Vicenza e che ha festeggiato da poco i suoi primi venticinque anni di
matrimonio. Il clacson starnazza per tutta Zona7 nella speranza di riuscire a
svendere i posti rimasti liberi, ci fermiamo nell’ingorgo di Caracol e
scarichiamo il nostro amico in cambio di una signora avvolta elegantemente in
un tailleur bianco e nero. Un signore chiede di salire, ma non va nella nostra
direzione e il tassista decide quindi di abbandonarlo li dov'é in attesa di un'altra Mercedes turchina. All’incrocio di Chapa sale
un donnone con una scollatura estrema e nello stesso istante vengo fulminata da
un odore ripugnante che riesco a sopportare a fatica. (Mi spiega poi E. che
proprio in quel punto dove ci siamo fermati c’è una casa in cui si produce pesce
essiccato o qualcos’altro di simile che non emette comunque un buon aroma e mi
vergogno verdadeiramente di aver
pensato male della nostra nuova compagna di viaggio.)
I sedili del taxi sono
rivestiti di un peluche color grigio topo che riesce a farti sudare soltanto
guardandolo. L’autista ondeggia la testa al ritmo di musica guineense sparata a palla e con il
braccio sinistro fuori dal finestrino batte il tempo, saluta chi passa e si
sente padrone della strada. Le voci del mercato invadono la macchina. In mezzo
alle grida di chi tenta di vendere banane, acqua e anacardi ai bordi di un
terreno che vagamente ricorda l’asfalto distinguo a fatica la canzone che sta
passando in quel momento. Il clacson continua a strombazzare. La gente mi
parla, ma io non sento niente. E immersa in tutta questa confusione scopro di
sentirmi piacevolmente felice.
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