venerdì 16 novembre 2012

Scusi, lei dove deve andare?

Per muoversi in Italia con il taxi bisogna pagare almeno seieuroecinquantacentesimi. Sei euro li paghi solo per il fatto di esserti appoggiato sul sedile e aver inquinato l’abitacolo con la tua presenza. Il resto vale la corsa. In Portogallo sono invece due euro. Dueeuroecinquanta se viaggi di notte, ma anche se devi attraversare tutta la città di Lisbona riempiendo dei tuoi succhi gastrici la portiera del passeggero, non arrivi a spendere più di setteeuroecinquanta compresi di mancia. Qui a Bissau il prezzo di una corsa è di duecentocinquanta franchi. Trecentocinquanta trattabili se la destinazione è fuori mano. Prezzo indefinito se le persone da trasportare nello stesso luogo sono più di una.
Il motivo di un costo così limitato non è dovuto solo alle condizioni precarie in cui versano queste scatole di latta dipinte di azzurro che il più delle volte vedi ammassate ai bordi se non in mezzo alla strada con tre persone infilate dentro il cofano che cercano di capire lentamente quale sia il problema. E non è legato neanche al costo del carburante che, paradossalmente, è solo leggermente più basso di quello che c’è in Italia. La spiegazione sta nel fatto che il taxi qui non è un trasporto di lusso ma é realmente un mezzo pubblico e come tale ha le sue fermate, con le discese e le salite di più passeggeri. E’ così che per andare al mercato di Bandim facciamo il viaggio insieme ad A., pescatore guineense che parla un perfetto italiano dopo aver vissuto per anni a Vicenza e che ha festeggiato da poco i suoi primi venticinque anni di matrimonio. Il clacson starnazza per tutta Zona7 nella speranza di riuscire a svendere i posti rimasti liberi, ci fermiamo nell’ingorgo di Caracol e scarichiamo il nostro amico in cambio di una signora avvolta elegantemente in un tailleur bianco e nero. Un signore chiede di salire, ma non va nella nostra direzione e il tassista decide quindi di abbandonarlo li dov'é in attesa di un'altra Mercedes turchina. All’incrocio di Chapa sale un donnone con una scollatura estrema e nello stesso istante vengo fulminata da un odore ripugnante che riesco a sopportare a fatica. (Mi spiega poi E. che proprio in quel punto dove ci siamo fermati c’è una casa in cui si produce pesce essiccato o qualcos’altro di simile che non emette comunque un buon aroma e mi vergogno verdadeiramente di aver pensato male della nostra nuova compagna di viaggio.)
I sedili del taxi sono rivestiti di un peluche color grigio topo che riesce a farti sudare soltanto guardandolo. L’autista ondeggia la testa al ritmo di musica guineense sparata a palla e con il braccio sinistro fuori dal finestrino batte il tempo, saluta chi passa e si sente padrone della strada. Le voci del mercato invadono la macchina. In mezzo alle grida di chi tenta di vendere banane, acqua e anacardi ai bordi di un terreno che vagamente ricorda l’asfalto distinguo a fatica la canzone che sta passando in quel momento. Il clacson continua a strombazzare. La gente mi parla, ma io non sento niente. E immersa in tutta questa confusione scopro di sentirmi piacevolmente felice. 


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