Alal la! = Eccolo la!
No kume? N’ djusta, obrigadu!
Mangiamo? Sono a posto così
grazie!
(Quando capita di salutare per le strade di Bissau qualcuno che sta mangiando
è inevitabile l’invito al banchetto, sia che si tratti di noccioline, sia che
si tratti di un pasto vero e proprio).
Abos i kin?
Voi chi siete?
Kin ki tciga aonti?
Chi è arrivato ieri?
Kil badjuda tene dus gatu femia.
Quella ragazza ha due
gatte.
Mindjer di nha ermon matcu i
pulisia.
La moglie di mio fratello è
poliziotta.
Nha omi i tambi pulisia!
Anche mio marito è
poliziotto!
E rapas na bin bida omi.
Questo ragazzo diventerà
uomo.
(Per quanto riguarda il genere in kriol, sono poche le parole che
possiedono il femminile e il maschile. In alcuni casi può essere usato
l’aggettivo matcu/femia per distinguere il sesso di individui e animali. Mi
dispiace per i miei amici sociologi ma non è contemplato un genere neutro.
Tutto il mondo è paese e purtroppo anche qua il genere masculo ha la meglio su
tutti gli altri.)
No katcur / Bo katcuris.
Il nostro cane / I vostri cani.
(Bisogna ricordare che l’alfabeto kriol è di tipo fonemico per cui a ogni
suono corrisponde un segno. Il grafema [tc] va letto pronunciando un suono
simile a quello presente nella parola inglese “ match”. Ora che lo sapete
potete smetterla di impazzire emettendo ridicoli suoni gutturali.)
N’ta bakia kabras.
Pascolo le capre.
No kumpra sebola.
Abbiamo comprato delle
cipolle.
E na bai kumpra tris baka.
Compreranno tre mucche.
Na Bande ten gintis manga del.
Nel mercato di Bandim c’é
molta gente.
Aos no tarbadja tciu.
Oggi abbiamo lavorato molto.
Bo bindi manga di pipinu.
Avete venduto molti cetrioli.
(Apparentemente sembra che il kriol abbia una regola per il plurale. Se la
parola indica una realtà collettiva, è accompagnata da aggettivi di quantità,
avverbi o numerali non é necessario usare il plurale. In realtà ho
l’impressione che nessuno conosca questa norma e che ognuno faccia un po’ quel
che gli pare.)
- FRASE DEL GIORNO:
N’na bai findiu kadeira! = Ti spacco il c***!
- PAROLA DEL GIORNO:
Labradur = Agricoltore.
(La parola direttamente derivata dal latino non indica la generalità dei
lavoratori, chiamati normalmente “tarbadjaduris”, ma esclusivamente chi ha a
che fare con la terra, con l’aratura, la semina e la raccolta. Nonostante sia
un termine utilizzato anche in portoghese, seppur in maniera minore rispetto al
più comune “agricultor”, è interessante pensare che per anni il concetto di
lavoro è sempre stato associato al mero lavoro nei campi al punto da arrivare nel
tempo alla sovrapposizione dei due significati. In un paese come questo, la cui
economia è fortemente dipendente dal settore agricolo, il lavoratore tipico è
ancora quello che spende il proprio sudore nell’orto e che ha l’orario di
lavoro scandito dal sole. Ma a quanto pare è troppo faticoso essere un
“labradur” e resta così pian piano abbandonato a se stesso un settore come
l’agricoltura che, al contrario, dovrebbe costituire il vero motore di sviluppo
di tutta la Guinea-Bissau.)